
VIAGGI DI VINO
Svizzera,
vigne sospese tra il lago e la montagna.
l viaggio verso Biel/Bienne ci ha portati attraverso il San Gottardo fino a un luogo che apparteneva già alla nostra storia. Da lì abbiamo seguito il lago, tra acqua, montagna e piccoli vigneti aggrappati ai pendii, fino a Schafis e al Weingut Schlössli: una cantina familiare dove il passaggio delle generazioni è scritto perfino sulle botti.
È questa la Svizzera del vino che ci è rimasta dentro.
Il nostro taccuino
Dalle Alpi al lago,
seguendo una strada che conosceva già la nostra storia.
Siamo entrati in Svizzera dall’Italia attraversando il San Gottardo. Da lì abbiamo continuato verso Biel/Bienne, ma questa volta il viaggio non era soltanto una ricerca di vigneti e cantine.
Biel/Bienne apparteneva già alla nostra storia: mia moglie aveva vissuto qui da bambina. Tornarci significava ritrovare un luogo conosciuto molti anni prima e rivederlo con occhi diversi: i luoghi dell’asilo, gli spazi dei giochi, la casa dove viveva la famiglia e i posti in cui lavoravano i suoi genitori. Un piccolo viaggio dentro i ricordi, prima ancora di riprendere la strada lungo il lago.
Lasciata la città abbiamo cominciato a costeggiare il lago. L’acqua da una parte, la montagna quasi immediatamente dall’altra e, nel pochissimo spazio rimasto, piccoli vigneti che sembrano aggrapparsi ai pendii. Qui la vite non occupa il paesaggio: sembra averlo conquistato metro dopo metro.
È seguendo questa sottile fascia di terra che siamo arrivati a Schafis e al Weingut Schlössli, una realtà familiare dove vigneti, cantina e memoria delle generazioni fanno parte dello stesso racconto.

Dal San Gottardo a Biel/Bienne, poi lungo il lago fino a Schafis.
Attraversato il San Gottardo, il viaggio prosegue verso Biel/Bienne. Da qui lasciamo le strade principali e cominciamo a seguire il lago verso ovest.
Il Lago di Bienne diventa il filo del percorso: acqua da una parte, rilievi dall’altra e, nel mezzo, una stretta fascia di terra occupata da piccoli paesi, muri e vigneti.
Seguendo il lago arriviamo infine a Schafis, dove la strada entra davvero nel viaggio del vino con la visita al Weingut Schlössli.
Il territorio nel bicchiere
Cinque vitigni per una piccola fascia di vigneti affacciata sul lago.
Pinot Noir
È il vitigno principale del Weingut Schlössli e rappresenta circa il 53% del vigneto aziendale. È anche quello che più ha segnato la nostra degustazione, fino a diventare il vino simbolo di questa tappa.
Chasselas
Uno dei vitigni storicamente più legati alla viticoltura svizzera e una presenza importante nei vigneti dello Schlössli.
Sauvignon Blanc
Fa parte della produzione aziendale e contribuisce a raccontare la varietà dei bianchi coltivati sulle rive del Lago di Bienne.
Chardonnay
Presente in quantità più limitata, completa la gamma dei principali vitigni bianchi incontrati nella produzione dello Schlössli.
Riesling
È uno dei vini che ricordiamo maggiormente dalla degustazione: secco, fresco e immediatamente riconoscibile.

Una viticoltura quasi strappata alla geografia.
Tra il lago e il bosco rimane pochissimo terreno. È proprio lì che si sviluppano i vigneti, spesso su pendii importanti e sostenuti da muri.
La forte pendenza limita la meccanizzazione e rende necessario molto lavoro manuale. Al Weingut Schlössli anche la vendemmia viene effettuata a mano.
Guardando il lago dall’alto dei filari si comprende subito che qui ogni metro di vigna ha un valore particolare: acqua, montagna e vite convivono senza quasi lasciare spazio l’una all’altra.
Curiosità sul taccuino
Tre dettagli che raccontano meglio di molti numeri questa tappa.
Una botte come albero genealogico.
Su una grande botte vengono riportati, generazione dopo generazione, i nomi delle persone della famiglia. La storia dell’azienda diventa così parte fisica della cantina.
Tra il lago e il bosco.
I vigneti dello Schlössli occupano pendii esposti verso il lago e si trovano stretti tra il Bielersee e la montagna. Una geografia che condiziona il lavoro e rende ogni filare particolarmente prezioso.
Dal 1830.
Lo Schlössli è entrato nella famiglia Teutsch nel 1830. La continuità generazionale è ancora oggi uno degli elementi più evidenti dell’identità della cantina.
Il vino simbolo
Pinot Noir. Il vino che non ci aspettavamo.
È il vitigno principale dell’azienda e quello che più di tutti ha segnato la nostra degustazione.
Il Pinot Noir rappresenta circa il 53% del vigneto dello Schlössli e viene interpretato in diverse versioni.
Nel bicchiere abbiamo ritrovato eleganza, precisione e profondità: caratteristiche che, come impressione personale, ci hanno fatto pensare ad alcuni Pinot Noir importanti della Borgogna.

Weingut Schlössli
Arrivati allo Schlössli abbiamo incontrato la giovane enologa Andrea Burggraf, che ci ha accompagnati in cantina, nella degustazione e poi tra i filari affacciati sul lago.
L’azienda coltiva circa sei ettari, segue i criteri Bio Suisse e Demeter e vendemmia manualmente. Nello Schlösslikeller i vini affinano soprattutto in grandi botti di rovere, mentre alcune selezioni passano in barrique francesi.
Il dettaglio più memorabile resta una botte sulla quale, generazione dopo generazione, vengono aggiunti i nomi della famiglia: un albero genealogico scritto sul legno, simbolo di una storia che continua.
Tre immagini per entrare un po’ più dentro lo Schlössli.

Una genealogia scritta sul legno.
I nomi delle generazioni della famiglia si aggiungono sulla stessa botte: un oggetto di cantina che diventa memoria viva dell’azienda.

Pochi metri tra acqua e montagna.
Filari stretti tra il lago e il rilievo, spesso su pendenze importanti: qui Fabian Teutsch-Marugg determina immediatamente il modo di coltivare.

Il Pinot Noir che cambia prospettiva.
Tra i diversi assaggi è il Pinot Noir a sorprenderci di più, fino a diventare il vino con cui identifichiamo ancora oggi questa tappa.

Le Grand Pinot
Produttore: Weingut Schlössli
Denominazione: AOC Bielersee
Vitigno: Pinot Noir
Versione: Édition limitée
Annata: 2022
Olfatto: speziato
Gusto: fine, equilibrato e persistente, con eleganza, precisione e profondità.
È stata la bottiglia che più ci è rimasta nella memoria. Durante la degustazione ci ha fatto pensare ad alcuni grandi Pinot Noir di Borgogna: non perché cercasse di copiarli, ma per quella stessa capacità di essere intenso senza diventare pesante.
A tavola
La fonduta, un ricordo che dalla Svizzera è arrivato fino a casa.
La fonduta, per noi, non è soltanto un piatto della cucina svizzera. È soprattutto un ricordo di famiglia. Dopo gli anni vissuti in Svizzera, continuava a tornare regolarmente anche nelle cene di casa, una volta rientrati in Italia.
Prepararla significava riportare a tavola un pezzo di quegli anni: luoghi, abitudini e ricordi che avevano continuato a vivere anche lontano dalla Svizzera.
Per questo, in questa tappa, la fonduta non rappresenta semplicemente un piatto tipico. È qualcosa di più personale: un sapore che appartiene alla memoria e che rende ancora più forte il legame con Biel/Bienne e con gli anni trascorsi lì.
Ci sono sapori che non appartengono più a un luogo: appartengono alla memoria.
Dalla Svizzera alla Sosteria
Il viaggio continua quando apriamo la bottiglia.
Le Grand Pinot · Weingut Schlössli · 2022
Appunti di viaggio
Cose da non dimenticare.
Un paese: Biel/Bienne, per il legame personale che ha dato origine a questa tappa
Una strada: quella lungo il Lago di Bienne, tra acqua e montagna
Una persona: la giovane enologa del Weingut Schlössli Andrea Burggraf
Un piatto: Petto d'oca
Una bottiglia: Le Grand Pinot · Édition limitée · 2022
Ci sono vigneti che occupano intere colline. Qui bastano pochi filari tra un lago e una montagna per raccontare un territorio intero.
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Comtè Marcel Petit
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